Osservatorio

giu232022

Rischio cardiovascolare, benefici e ruolo delle combinazioni a dose fissa

 
Rischio cardiovascolare, benefici e ruolo delle combinazioni a dose fissa
Favorire l'aderenza alla terapia e ottimizzare la prevenzione: è questo l'obiettivo delle Fixed Dose Combination, associazioni di farmaci, che, come è emerso dal congresso "Insieme allo stesso ritmo", organizzato da Sandoz, portano importanti vantaggi sia per il paziente, sia per il clinico che per il Ssn. «Sappiamo che i pazienti con malattia cardiovascolare sono spesso sottoposti a politerapia, perché affetti da più patologie. Ridurre il numero di compresse e somministrazioni è perciò un valore aggiunto perché il paziente ha una maggiore probabilità di assumere tutti i farmaci di cui ha effettiva necessità», spiega a Doctor33, a margine del congresso, Furio Colivicchi, il presidente dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri e direttore dell'Unità Operativa complessa di cardiologia al S.Filippo Neri di Roma.
«Le associazioni precostituite che si utilizzano correntemente nella pratica clinica della cardiologia - chiarisce - combinano fra loro farmaci di provata efficacia tanto nel trattamento dell'ipertensione, che nel trattamento dell'ipercolesterolemia. Queste associazioni consentono di ridurre il numero delle compresse che quotidianamente il paziente è chiamato ad assumere. Hanno, quindi, un effetto duplice: da un lato, danno garanzie in termini di efficace contenimento dei livelli della pressione arteriosa e del colesterolo plasmatico e, dall'altro, consentono un'ottimizzazione della terapia migliorando l'aderenza del paziente».

Nel corso del congresso, Giacomo Bruno, SAVE - Dip. Scienze del farmaco Università degli studi di Pavia, ha presentato lo studio "Appropriatezza d'uso e aderenza alla combinazione a dose fissa in ambito cardiovascolare: riflessioni farmaco-economiche". Il risultato «è stato abbastanza eclatante», ha spiegato a Doctor33. Nella ricerca «abbiamo confrontato diversi scenari: nel primo, abbiamo cercato di capire come la mono somministrazione potesse cambiare l'esito in pazienti a seconda del grado di aderenza, classificando l'aderenza dei pazienti in alta, media e bassa.
Nel secondo scenario, abbiamo cercato di capire come l'aderenza a queste terapie crescesse con la semplificazione delle stesse, quindi, con il regime di monosomministrazione», spiega. Quello che è emerso è che in tutti gli scenari analizzati «abbiamo notato un deciso risparmio per singolo paziente». «L'affacciarsi di queste nuove combinazioni a dose fissa è una grande opportunità - osserva Bruno - per i clinici perché possono prescrivere delle terapie più semplici, più comprensibili e riescono a farle comprendere anche meglio al nostro paziente. Diventa un vantaggio per il paziente perché può assumere più facilmente queste terapie, quindi, migliora l'aderenza e l'outcome clinico. C'è anche un vantaggio dal punto di vista economico per il nostro Ssn: ruscire ad evitare lo sviluppo di eventi avversi importanti e costosi, come quelli delle patologie cardiovascolari, infatti, può dare sollievo e liberare delle risorse per permettere l'affacciarsi di nuove terapie all'interno del sistema sanitario».

Il tema delle associazioni di farmaci riguarda anche l'ipertensione arteriosa «un problema enorme che interessa 1miliardo e 300milioni almeno di essere umani su questo pianeta. Sebbene si pensi che il principale fattore di morte sia la fame, il fattore di rischio numero uno di morte per gli esseri umani è l'ipertensione arteriosa». È chiaro Riccardo Sarzani, professore ordinario di medicina interna presso università politecnica delle Marche, Ancona, nell'inquadrare la gravità della sottovalutazione dell'ipertensione arteriosa. «Nel nostro Paese molte persone trascurano i propri valori di pressione e qualche volta anche i medici non spiegano bene il rischio che si corre a lasciare la pressione alta è quindi importante che ognuno si misuri la pressione, sia dal medico che a casa con l'auto misurazione domiciliare, e quando la pressione è alta deve essere assolutamente ridotta», afferma. Ma in che modo deve essere ridotta la pressione? «La stragrande maggioranza dei pazienti ha bisogno di una terapia farmacologica. Le linee guida dicono, già da tempo, di iniziare con l'assunzione di due farmaci in combinazione, che agiscono con meccanismi differenti; quindi, la combinazione li rende più efficaci. Le stesse linee guida dicono che se non fossero sufficienti i due farmaci si dovrebbe passare subito alla combinazione con tre farmaci di tre classi differenti. La prima classe è quella dei sartani o ACE-inibitori che rappresentano un importante gruppo di farmaci che inibiscono il sistema renina-angiotensina-aldosterone. La seconda classe sono i diuretici. La terza classe sono i calcio antagonisti che sono dei vasodilatatori diretti. Questi tre farmaci combinati insieme riescono a controllare anche le ipertensioni più complicate» chiarisce Sarzani. È stato dimostrato però che «l'aderenza alla terapia è migliore se il numero di farmaci da assumere è minore. Che ci siano, quindi, compresse che contengono 2 o 3 farmaci in una singola compressa o capsula, fa sì che il paziente nel tempo prenda quell'unica compressa che contiene più principi attivi in combinazione che lo farà vivere più a lungo e con migliore qualità di vita».



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