Politica e Sanità

lug152021

Covid-19, casi in risalita ma speranze di evitare quarta ondata. Il Rapporto Gimbe

Risalgono i casi di coronavirus, mentre le vaccinazioni sono in stallo, i tamponi in netto declino e tramonta ogni possibilità di tracciamento dei contagi. Questi i non promettenti dati del monitoraggio della Fondazione Gimbe nella settimana dal 7 al 13 luglio. Ma dietro le cifre ci sono anche dati numerici che fanno sperare, se è vero che i contagi la scorsa settimana sono aumentati del 61% e il trend è in crescita, è anche vero che a fronte di un periodo, precedente, di contagi stabili i ricoveri in ospedale hanno continuato a decrescere (-11%) e anche quelli nelle terapie intensive (-16%).

Buone le notizie sull'occupazione dei posti letto da parte di pazienti Covid (2% a livello nazionale) e sull'occupazione delle terapie intensive, fin qui nessuna regione sopra il 5%. E sono scesi da 162 a 104 i decessi. Ma soprattutto sono scesi del 4,5% gli attualmente positivi, come se da una parte la malattia si ospedalizzasse un po' meno e dall'altra durasse, sul territorio, meno giorni. Peraltro, il già netto incremento dei nuovi casi, come dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione, potrebbe essere sottostimato per il fatto che l'attività di testing è in continuo calo, il che rende impossibile un tracciamento adeguato dei contatti. Pochi tamponi uguale ancor più casi da scoprire e ancor più rischi di contagio. E i vaccini? C'è preoccupazione perché la gente si presenta sempre meno per la prima dose. «Il balzo in avanti rispetto ai 5,75 milioni di over 60 non adeguatamente protetti della scorsa settimana - dice Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione Gimbe - è quasi esclusivamente legato al completamento di cicli vaccinali». I trend di somministrazione delle prime dosi per fasce di età conferma l'appiattimento delle curve degli over 80 (ancora poco meno di 200 mila unità non hanno ricevuto nemmeno una dose) e delle fasce 70-79 (700 mila soggetti non si sono presentati agli hub) e 60-69, qui addirittura non si sono ancora presentati in 1,3 milioni. In altre parole, ci sono 2,2 milioni di italiani sopra i 60 anni non vaccinati nemmeno con una dose e se si aggiungono i vaccinati con una sola dose, 2,5 milioni che attendono il richiamo, ci sono oltre 4,77 milioni di over 60 a potenziale rischio di malattia grave poiché non coperti adeguatamente. Nel contempo, si ravvisa una flessione per tutte le altre classi d'età con notevoli differenze di copertura tra le varie classi anagrafiche.
«La percentuale di prime dosi sul totale delle dosi somministrate è in progressiva riduzione da 4 settimane consecutive - dice Marco Mosti, direttore operativo Gimbe - dalle 2.955.191 prime dosi della settimana 7-13 giugno (74% del totale) si è passati alle 809.518 della settimana 5-11 luglio (22% del totale), con un calo del 73%». In questo contesto il governo valuta restrizioni e l'uso del green pass per l'accesso ai locali come in Francia. Ma attenzione. Esiste anche un problema di relativa scarsità di vaccino. Per il 3° trimestre 2021 si confidava nell'arrivo di 94 milioni di dosi, ma bisogna sottrarre 6,64 milioni di dosi "promesse" di nuovo vaccino Curevac che sul filo di lana non ha superato i test di efficacia, e se dovessero non essere più impiegati i vaccini a vettore adenovirale le forniture scenderebbero di molto. Il Rapporto accenna a 45 milioni di dosi in tutto con le quali c'è da coprire le seconde dosi per 11,2 milioni di italiani e appunto gli anziani a rischio, 6,9 milioni di dosi. Resterebbe in piedi la campagna per 13 milioni di soggetti da vaccinare da principio, una cifra comunque ragguardevole.

Sugli scenari futuri la visione della Fondazione guidata da Nino Cartabellotta è in chiaroscuro. Da una parte, «la progressiva diffusione della variante delta determinerà, come già avvenuto in altri paesi europei, un incremento del numero dei contagi, la cui entità potrebbe essere sottostimata dall'insufficiente attività di testing & tracing che caratterizza il nostro Paese». Inoltre, l'aumento di ospedalizzazioni e decessi determinato dalla crescita dei contagi si manifesterà «non prima di 2 e 4 settimane», ma l'entità «sarà inversamente proporzionale alla copertura vaccinale completa della popolazione, in particolare di over 60 e fragili. In altre parole, anche con una circolazione virale elevata, l'impatto dei contagi sui servizi sanitari sarà inferiore rispetto alle ondate precedenti». Tra le considerazioni a margine, una spicca: «per il prossimo anno scolastico c'è il rischio concreto di dovere ricorrere nuovamente alla didattica a distanza, considerato anche che il 75% circa della popolazione 12-19 ed oltre 216 mila persone impiegate nella scuola (14,8%) non hanno ancora ricevuto neppure una dose di vaccino».
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