Politica e Sanità

giu242021

Covid-19, riduzione casi e decessi ma rallenta campagna vaccinale. Il report Gimbe

Diminuiscono i nuovi casi (-36,5%) e decessi (-46,2%) e, grazie alla vaccinazione di anziani e fragili, si registra un sostanziale svuotamento degli ospedali: dal 6 aprile -92,2% posti letto occupati in area medica e -90,3% in terapia intensiva. Sul fronte vaccini, però, le forniture del semestre chiudono a -20 milioni di dosi e la campagna vaccinale rallenta nonostante oltre 3 milioni di dosi "in frigo". Questi i dati del monitoraggio della Fondazione Gimbe per la settimana 16-22 giugno.

«Se al momento attuale - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - tutti i dati dimostrano una bassa circolazione del virus e ed un impatto ospedaliero ormai minimo, non è accettabile una gestione "attendista" della variante delta, contro la quale occorre attuare tempestivamente le misure raccomandate dall'Ecdc: potenziare sequenziamento e contact tracing, attuare strategie di screening per chi arriva dall'estero, accelerare la somministrazione della seconda dose negli over 60 e nei fragili, commisurando l'intensità delle misure non farmacologiche di contenimento del contagio alla loro copertura completa».
Secondo il report Ecdc pubblicato ieri, questa variante è del 40-60% più contagiosa di quella alfa (inglese) e determinerà il 70% delle nuove infezioni entro l'inizio di agosto ed il 90% entro la fine. In Italia, stando al database internazionale GISAID, sulla base dei campioni prelevati dal 9 al 23 giugno, su 218 sequenze depositate 71 sono da variante delta, un numero di incerta rappresentatività nazionale visto che non tutte le Regioni condividono i sequenziamenti in questo database. Un dato più accurato sulla prevalenza della variante delta in Italia, che al 18 maggio si attestava all'1%, è atteso con la nuova indagine di prevalenza dell'ISS sui campioni notificati il 22 giugno. «In assenza di dati affidabili sulla presenza della variante delta in Italia - puntualizza Cartabellotta - tre sono le ragionevoli certezze: innanzitutto il numero di sequenziamenti effettuati è modesto e notevolmente eterogeneo a livello regionale; in secondo luogo, il contact tracing non è stato adeguatamente ripreso, nonostante i numeri del contagio lo permettano; infine, preoccupa il confronto con quanto sta accadendo nel Regno Unito nonostante sia più avanti sul fronte delle coperture vaccinali: in Italia infatti poco più 1 persona su 4 ha una copertura adeguata, avendo completato il ciclo vaccinale, mentre il 26,5% della popolazione ha ricevuto solo una dose e il 46% è totalmente privo di copertura, percentuali preoccupanti considerando la minore efficacia di una sola dose di vaccino nei confronti di questa variante».

Per quanto concerne i vaccini, secondo il report Gimbe, al 23 giugno risultano consegnate 50.320.824 dosi, pari al 66% di quelle previste per il 1° semestre 2021. «Rispetto alle forniture stimate nel Piano vaccinale - spiega Cartabellotta - rimarrebbero da consegnare entro la fine del 2° trimestre 25,9 milioni di dosi, il 34% di quelle originariamente previste. Anche non considerando il vaccino di CureVac, che non ha superato con successo i test clinici, è certo che non arriveranno 18,6 milioni di dosi entro fine mese». Al 23 giugno, il 54% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (n. 32.019.764) e il 27,6% ha completato il ciclo vaccinale (n. 16.342.041). Nell'ultima settimana sono state somministrate 3.751.029 milioni dosi, per la prima volta in calo rispetto alla settimana precedente (-4,5%) a fronte di oltre 3 milioni di dosi ancora "in frigo". Si riduce anche la media mobile a 7 giorni che dal picco del 10 giugno scende da 585.639 a 542.448 inoculazioni/die del 22 giugno. Quasi 2,5 milioni di over 60 (14%) non ha ricevuto nemmeno una dose di vaccino, con rilevanti differenze regionali: dal 25,2% della Sicilia al 8,7% della Puglia. Peraltro, il trend di coperture vaccinali per fasce di età conferma ormai l'appiattimento delle curve degli over 80 e delle fasce 70-79 e 60-69, oltre a dimostrare una netta flessione nelle ultime tre settimane per la fascia 50-59 anni, già a copertura inferiore al 70%. «Considerato che oltre 5,4 milioni di over 60 devono ancora completare il ciclo vaccinale - precisa afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione - è utile ribadire che secondo l'ultimo report del Public Health England nei confronti della variante delta una singola dose di vaccino (Pfizer-Biontech o Astrazeneca) riduce la probabilità di malattia del 31% e di ospedalizzazione del 75%; percentuali che salgono rispettivamente al 80% e al 94% con il ciclo completo».
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