Politica e Sanità

feb212022

Covid-19, Speranza: fuori dall'emergenza ma mascherine e Green pass ancora importanti

«Il covid non sparisce il 31 marzo. Il Green pass è stato ed è un pezzo fondamentale della nostra strategia», così come «le mascherine al chiuso sono ancora importanti». A due anni dal 'paziente zero' di Codogno, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ricorda in una intervista a Repubblica i primi momenti della pandemia e conferma una linea più prudente per le misure da adottare, a differenza di alcuni pezzi di maggioranza che da settimane scalpitano per una de-escalation delle misure. «Due anni fa fummo costretti a fare scelte difficili, oggi il 91% della popolazione sopra i 12 anni si è vaccinata e questo ci mette nelle condizioni di gestire in maniera del tutto diversa la pandemia, che purtroppo è ancora in corso, e ci sta permettendo in queste ore di piegare la curva senza ricorrere a chiusure generalizzate», ha detto il ministro della Salute, in occasione della seconda Giornata nazionale del personale sanitario. «Abbiamo somministrato in 13 mesi e mezzo 133 milioni di dosi e questo lo può fare solo un grande Paese, solo un grande Servizio sanitario nazionale fatto di uomini e donne come voi», ha dichiarato

Speranza apre la porta a un possibile, ulteriore richiamo del vaccino: a marzo partirà la quarta dose per gli immunocompromessi (a 120 giorni dalla precedente), «ma dovremo valutare il richiamo per tutti dopo l'estate. È da considerare probabile, perché il virus - ribadisce ancora - non stringe la mano e se ne va per sempre». Ora, spiega «ho voglia anch'io di mettermi alle spalle questa stagione, come dice Draghi. Siamo dentro un percorso e dobbiamo continuarlo, ma tenendo i piedi per terra. Serve gradualità». «Questo è l'anno cruciale per capire se torneremo a una vita pienamente normale. Sono ottimista, ma la partita non è chiusa. Tra pochi mesi, un pezzo di mondo entrerà nell'autunno: osservandoli, capiremo cosa ci aspetta». Un omaggio agli operatori sanitari che si sono sacrificati in questa pandemia è arrivato anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «E' grazie alla loro preparazione professionale e al loro spirito di sacrificio - afferma il Capo dello Stato - che è stato possibile arginare il rischio di perdite ancor più ingenti». Per il settore sono in programma investimenti e riforme, ma la loro efficacia «è legata alla qualità e all'impegno di chi concretamente la fa vivere con il proprio lavoro e con la propria passione». Anche Papa Francesco, all'Angelus, ha rivolto un pensiero di gratitudine all'«eroico personale sanitario». br>Ad oggi sono quasi 500 le vittime del Covid tra il personale sanitario, soprattutto quando contro le impennate del virus non c'erano ancora i vaccini. Dei circa 500 decessi, 370 erano medici e odontoiatri, e di questi, 216 erano medici di famiglia, del 118, guardie mediche, specialisti ambulatoriali, liberi professionisti, e 30 gli odontoiatri. A questi si aggiungono 90 infermieri, tre ostetriche e 32 farmacisti. Un sacrificio di medici e personale sanitario, sottolinea il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli, «che ha consentito di curare ben oltre 12 milioni di cittadini positivi al Covid 19 di cui 10,7 milioni sono guariti, nella stragrande maggioranza a domicilio, grazie all' impegno dei 'curanti' e al contributo fondamentale di tutti gli operatori». E proprio alla vigilia della celebrazione, il 18 febbraio scorso, l'approvazione, da parte del Governo, del finanziamento di 15 milioni di euro del fondo per gli indennizzi ai familiari dei sanitari morti per Covid, su proposta dei ministri della Salute Roberto Speranza e delle Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti. Ma la Giornata in loro onore, non può essere solo «targhe e medaglie», avverte il Segretario Nazionale Anaao Assomed, Carlo Palermo, invitando a guardare alle «reali esigenze» e chiedendo «azioni concrete volte al riconoscimento di una professionalità troppe volte dimenticata, e una dignità troppe volte calpestata».
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