Politica e Sanità

lug262021

Covid, torna a crescere occupazione posti letto in reparto. Iss: maggior parte dei casi tra i non vaccinati

Per la prima volta la percentuale di posti letto in reparto occupati da pazienti Covid mostra un aumento dell'1%, a livello nazionale. Raggiunge infatti il 3%, quota molto bassa rispetto ai picchi dei mesi passati ma che rispecchia l'aumento dei contagi dei giorni scorsi. È quanto mostra il monitoraggio dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, aggiornato al 25 luglio.

Resta ancora stabile dai primi di luglio, e pari al 2%, il numero di posti letto in terapia intensiva occupato da pazienti Covid. Sono Sardegna e Sicilia le due regioni che vedono la maggiore crescita della percentuale di occupazione di terapie intensive da parte di pazienti Covid, entrambe arrivate al 5% in pochi giorni a fronte di una media nazionale del 2%. Mentre Calabria, Campania e Sicilia, rispettivamente con il 6%, il 5% e il 7% sono le regioni che hanno una percentuale maggiore di posti letto in reparto occupati da pazienti Covid, a fronte di una media nazionale del 3%. Per quanto concerne la crescita dei nuovi casi positivi segnalati in Italia, l'Iss fa sapere che «la maggior parte è stata identificata negli ultimi 14 giorni in soggetti non vaccinati». Mentre nelle persone completamente vaccinate «si stima un forte effetto di riduzione del rischio di infezione di Sars-CoV-2 rispetto ai non vaccinati». Così come, il tasso di ospedalizzazione negli ultimi 30 giorni nei non vaccinati è circa dieci volte più alto rispetto a quello dei vaccinati con ciclo completo (28 contro 3 per 100.000 abitanti). A preoccupare, quindi, non è più solo l'incremento dei nuovi positivi, ma le ospedalizzazioni, dato, fra l'altro, centrale per i colori delle regioni.
Negli ultimi 30 giorni, si legge nel documento esteso del monitoraggio settimanale dell'Iss, il 33% delle diagnosi di Sars-CoV-2, il 46% delle ospedalizzazioni, il 71% dei ricoveri in terapia intensiva e il 69% dei decessi sono avvenuti tra coloro che non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino. Al 21 luglio circa il 93% degli ultraottantenni in Italia ha ricevuto almeno una dose di vaccino e più del 90% ha completato il ciclo vaccinale. Hanno raggiunto una copertura vaccinale superiore all'80% in questo gruppo di età, 19 Regioni o Province autonome. Sotto l'80% solo Calabria e Sicilia. Nella fascia di età 70-79 anni, oltre l'88% ha ricevuto almeno una dose di vaccino e più dell'80% ha completato il ciclo vaccinale. Altro effetto della campagna è la diminuzione nell'ultima settimana dell'età mediana dei casi di Covid (48 anni al primo ricovero), così come dei casi all'ingresso in terapia intensiva (59 anni) e al decesso (78 anni). Dati che «confermano l'efficacia dei vaccini e rilevano la necessità di mantenere le misure individuali raccomandate per limitare ulteriormente la circolazione del virus», afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. «Negli ultimi giorni - aggiunge - le prime dosi sono in leggero aumento, ma continuano a risentire sia dalla necessità di completare i cicli vaccinali, sia dal numero di consegne insufficienti per ampliare la platea dei vaccinandi». In questo scenario, «l'estensione di uso del Green pass è un'arma in più per limitare la circolazione del virus, permettendo il rilancio in sicurezza di vari settori».

Le vaccinazioni, intanto, procedono a ritmi serrati. Sono 30 milioni gli italiani che hanno ricevuto la somministrazione. Ma non è ancora finita, visto che ci sono 4,8 milioni di over 50 e 2,7 milioni di giovanissimi tra i 12 e i 19 anni che ancora non hanno fatto la prima dose. «C'è ancora un pezzo di strada da fare, siamo all'ultimo miglio» dice il commissario per l'emergenza Francesco Figliuolo che poi rassicura sulle forniture da parte delle case farmaceutiche per le prossime settimane: i vaccini ci sono. La maggioranza degli italiani, dunque, ha capito che vaccinarsi è l'unica strada per evitare nuove chiusure e tornare al lockdown. La campagna procede verso l'obiettivo di avere a fine settembre l'80% della popolazione immunizzata. «Siamo al 55% della popolazione vaccinabile vaccinata. Avevo detto che a fine luglio saremo stati al 60% e ci arriveremo sicuramente» dice il generale, che poi rassicura le Regioni sulle forniture di vaccini: «le dosi stanno arrivando in maniera regolare». «Le dosi ci sono - aggiunge Luigi Di Maio - ora spetta ai cittadini darci una mano». Nei frigoriferi ci sono ancora 3,8 milioni di dosi e ad agosto ne arriveranno altre 15 milioni, poco più delle forniture di luglio. Con l'obbligo del green pass il governo spera di recuperare quanti più possibile tra quei 4,8 milioni di over 50 che per ora si sono tenuti alla larga dal vaccino e di immunizzare i giovani. La vaccinazione dei giovani è, tra l'altro, strettamente legata al tema scuola. Il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi vedrà i sindacati nei prossimi giorni ma per intervenire si attenderà probabilmente il 20 agosto, data entro la quale le regioni dovranno consegnare a Figliulo i numeri reali del personale scolastico che non vuole vaccinarsi o non può farlo per motivi di salute. Ad oggi sono 222.132 quelli che non hanno fatto neanche la prima dose del vaccino, il 15,17% del 1.464.309 che rappresenta l'intera popolazione scolastica. Se si vanno a vedere i numeri delle singole regioni la situazione però cambia ed alcune molto difficilmente riusciranno a colmare il gap per l'inizio dell'anno scolastico: in Sicilia ci sono 60.277 prof non vaccinati, il 43% del totale, mentre in provincia di Bolzano sono poco più di 8mila, il 37,9% del totale. Messe male sono anche la Liguria, con quasi 11mila non vaccinati (il 34,7%), la Sardegna, che ne ha 12mila (33,2%) e la Calabria, con 14.500 (il 31,6%).
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