Politica e Sanità

set22021

Covid-19, un over 18 su tre non ancora completamente vaccinato. Il report Ecdc

«Circa un over 18 su tre nell'Unione europea/Spazio economico europeo non è ancora completamente vaccinato» contro Covid-19. «In questa situazione, la priorità ora dovrebbe essere quella di vaccinare tutte le persone idonee» alla profilassi «che non hanno ancora completato il ciclo di vaccinazione raccomandato». Lo rileva il rapporto tecnico pubblicato dall'Ecdc nel quale si ribadisce la non urgenza della somministrazione della terza dose.

«Le evidenze sull'efficacia del vaccino e sulla durata della protezione - confermano gli esperti - mostrano che tutti i vaccini autorizzati nell'Ue/See sono attualmente altamente protettivi contro il ricovero, la malattia grave e la morte legati a Covid». Oltre agli sforzi necessari sul fronte vaccinazione, ribadisce l'Ecdc, in modo complementare «è anche fondamentale continuare ad applicare misure come il distanziamento fisico, l'igiene delle mani e delle vie respiratorie e l'uso di mascherine ove necessario, in particolare in contesti ad alto rischio come le strutture di assistenza a lungo termine o i reparti ospedalieri con i pazienti a rischio di Covid-19 grave». Gli esperti del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, confermano che «le evidenze sull'efficacia del vaccino e sulla durata della protezione mostrano che tutti i vaccini autorizzati nell'Ue/See sono attualmente altamente protettivi contro il ricovero, la malattia grave e la morte legati a Covid».
Gli esperti invitano a continuare uno «stretto monitoraggio dei dati sull'efficacia del vaccino e delle» cosiddette «infezioni breakthrough» che colpiscono gli immunizzati, «in particolare tra i gruppi vulnerabili a rischio di Covid-19 grave e tra coloro che vivono in ambienti chiusi». Consigliare l'approccio da adottare concretamente, precisa l'Ecdc, rimane «prerogativa dei gruppi consultivi tecnici nazionali sull'immunizzazione (Nitag), che guidano le campagne di vaccinazione nei vari stati membri dell'Unione europea. Questi organismi sono infatti nella posizione migliore per tenere conto delle condizioni locali, compresa la diffusione del virus e delle sue varianti preoccupanti, la disponibilità di vaccini e le capacità dei sistemi sanitari nazionali».
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