Politica e Sanità

lug282021

Diabete, Avogaro: gestione patologie croniche messe a dura prova da pandemia

Due i principali motivi che hanno messo a dura prova, durante la pandemia, la gestione delle malattie croniche, in particolar modo il diabete: «lo stile di vita essenziale, essere chiusi in casa e avere una limitazione nel movimento e la sedentarietà non ha sicuramente portato a un buon compenso metabolico. In secundis, la difficoltà d'accesso ai servizi di diabetologia, molti dei quali si trovano all'interno l'ospedale, sicuramente non ha facilitato il tutto». È Angelo Avogaro, presidente eletto Sid, Società italiana di diabetologia, a fare il punto dello scenario che i pazienti con malattie croniche hanno dovuto affrontare durante la pandemia.

Per il post pandemia, l'esperto si augura che «vengano forniti ai pazienti strumenti adeguati per affrontare emergenze, come quella appena vissuta, e bisogna migliorare il rapporto medico paziente». Il ministro Speranza ha indicato la prossimità come fil rouge di tutti nuovi investimenti, prima di tutto il Pnrr. «La diabetologia avrà solo da guadagnare da quanto scritto nel Pnrr - sottolinea Avogaro - la prossimità è stato sempre un vantaggio e un valore aggiunto della diabetologia. Basti pensare che l'Italia è uno dei pochi paesi che ha i servizi di diabetologia. Leggendo il Pnrr, inoltre, vi sono alcuni elementi innovativi rispetto a quanto abbiamo, come le case di comunità e gli ospedali di comunità. Quindi, questo desiderio del Pnrr di volere una sanità vicino al cittadino, darà alla diabetologia modo di investire molto sulla prossimità, che non deve significare investire su soggetti sanitari isolati, ma, insieme ai medici Medicina Generale assieme agli altri specialisti, deve significare essere vicino a un paziente che ha molte comorbidità e sicuramente la diabetologia dovrà attrezzarsi su questo».
Per quanto concerne gli investimenti in tecnologia, Avogaro spera in un miglioramento della teleassistenza, cioè che vada al di là della chiamata al paziente per sapere i suoi dati sanitari, «auspico che alla classica telemedicina, si associ uno scambio di informazioni per quanto riguarda gli esami strumentali che molto spesso rappresentano un peso, si favorisca la digitalizzazione del dato personale, lo sviluppo di smartphone e smartwatch che danno un quadro di massima di alcuni parametri emodinamici importanti ma anche quello di vedere in prospettiva lo sviluppo di wearable quindi di 'maglie e di vestiti' che possano così incamerare molte informazioni importanti da parte del paziente e la gestione e condivisione nel cloud tra medico e paziente di queste informazioni».

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