Politica e Sanità

lug122022

Epatite C, Mmg chiedono un ruolo attivo nello screening. Piano di prevenzione in ritardo

I medici di medicina generale chiedono di avere un ruolo attivo nel programma di screening dell'epatite C.
Lo ha chiesto a gran voce Ignazio Grattagliano, responsabile Epatite della SIMG, la Società Italiana di medicina generale, intervenendo a Roma all'incontro istituzionale "Epatiti virali, una priorità da non trascurare", organizzato in occasione della Giornata Mondiale delle Epatiti promossa dall'OMS, il prossimo 28 luglio, e patrocinato dalle società scientifiche AISF (Associazione Italiana per lo studio del fegato), e SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e tropicali. Le priorità nella lotta alle epatiti virali riguardano infatti un'accelerazione delle regioni nei programmi di screening per l'Epatite C, l'ampliamento della prevenzione nei confronti dell'Epatite B e l'approvazione della nuova terapia per l'Epatite Delta, per cui oggi è pronto un nuovo farmaco con ottime prospettive cliniche. "Il ruolo dei medici di medicina generale, all'interno dello screening, purtroppo non è stato ancora definito dalle regioni - dice Grattagliano - mentre i medici di medicina generale sarebbero perfettamente in grado di effettuare gli screening, se messi anche nelle condizioni di operare nei nostri laboratori con personale infermieristico".
A oggi non tutte le regioni hanno avviato il programma di screening, come previsto dalla legge di bilancio 2019 che ha stanziato risorse per 71,5 milioni di euro. La pandemia ha rallentato l'attuazione del piano di prevenzione. Secondo i dati Aifa dal 3 gennaio al 4 luglio di quest'anno i pazienti avviati al trattamento per l'epatite C sono stati poco più di 7mila. Un trend che lascia prevedere un totale di circa 14mila trattamenti in un anno, molti di meno rispetto al triennio precedente alla pandemia. "L'Italia è ancora in linea con l'obiettivo dell'OMS di eliminare l'Epatite C entro il 2030, ma occorre uno sforzo in più - ha sottolineato il professor Claudio Mastroianni, presidente del SIMIT - È fondamentale lo screening, anche perché la terapia, oltre a curare il paziente, diventa anche un importante mezzo di prevenzione per bloccare la trasmissione del virus. In questa fase bisogna muoversi in molteplici direzioni: anzitutto, si devono implementare a livello regionale tutte le politiche di screening su popolazioni target come detenuti presso gli istituti penitenziari e persone seguite dai servizi pubblici per le dipendenze (SerD). A queste politiche, solo in parte attuate, si dovrebbe aggiungere uno screening opportunistico, per cui si effettua un test ogniqualvolta una persona abbia la possibilità di farlo; ancora oggi vengono scoperti soggetti in fase avanzata di malattie epatica. Inoltre, è necessario prorogare la scadenza dei fondi stanziati per lo screening, che scadono il 31 dicembre 2022".
Per il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, "L'obiettivo posto dall'OMS di eliminare l'Epatite C entro il 2030 è ambizioso, ma realizzabile nel nostro Paese con l'impegno condiviso di tutte le parti interessate, dal governo centrale alle Regioni". Sileri ha inoltre annunciato che alla fine dello scorso mese di aprile è stato istituito un Gruppo Tecnico di Coordinamento, Monitoraggio e Valutazione dello screening nazionale gratuito per HCV. "Questo gruppo ha lo scopo principale di coordinare le attività che si stanno avviando a livello regionale - ha spiegato - fornendo indicazioni operative, garantendo la comunicazione tra i vari referenti, producendo materiale di comunicazione da mettere a disposizione degli enti interessati. Il Gruppo avrà anche il fondamentale compito di monitoraggio e valutazione dei risultati raggiunti attraverso la definizione e il calcolo di opportuni indicatori".
Oggi curale le epatiti virali è possibile, basta intervenire in tempo. "Per l'epatite C esistono terapie risolutive, ma il problema è nell'identificazione del sommerso - ha detto il professor Alessio Aghemo, Segretario dell'Aisf - Per l'Epatite Delta il nuovo farmaco bulevirtide, unico per meccanismo d'azione e somministrazione, permette di trattare anche senza interferone pazienti che prima non potevano ricevere alcuna terapia, ma deve essere approvato in tempi rapidi affinché possa essere utilizzato".

Francesca Malandrucco
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