Politica e Sanità

lug102022

Farmindustria, Cattani: serve una alleanza con le istituzioni. Speranza: stop a tetti e logiche a silos

Stop ai tetti della spesa farmaceutica e alla logica dei silos, massima collaborazione da parte delle istituzioni per sostenere il comparto e snellimento burocratico. All'assemblea pubblica di Farmindustria, tenutasi a Roma, il neo presidente Marcello Cattani riceve il testimone da Massimo Scaccabarozzi, al vertice dell'associazione per undici anni, e parla chiaro. La guerra in Ucraina comporta gravi rischi per le aziende che operano in Italia e quindi non c'è tempo da perdere: «Non possiamo non scegliere, bisogna agire subito affinché le nostre imprese non subiscano danni irreparabili». Sulla stessa linea il ministro Speranza: serve un grande «patto per il Paese».

La lunga relazione di Cattani si muove lungo due direttive. Da un lato il grande orgoglio per un comparto di eccellenza, quello della farmaceutica nazionale: leader europeo per produzione, 85% della produzione stessa destinata all'estero, 3 miliardi di investimenti all'anno tra produzione e ricerca. Un proficuo mix industriale tra gruppi multinazionali - «non c'è nulla di cui vergognarsi se si viene definiti big pharma», dice Scaccabarozzi nel suo saluto alla platea - e piccole e medie imprese. Con un crescendo costante degli addetti che lavorano nel settore (+9% negli ultimi anni), una forte presenza femminile e una attenzione particolare alla sostenibilità Green.

«Le imprese del farmaco sono un generatore di valore in Italia: per ogni euro investito in esse ce ne sono 3 di beneficio per il Servizio sanitario nazionale, come testimonia l'Altems dell'Università Cattolica. Anche in pandemia ci siamo confermati come hub fondamentali nella produzione di vaccini, antivirali e anticorpi monoclonali». Ma il nodo è proprio questo: non ci si può fermare, il comparto deve essere sostenuto o rischia di tramontare.

L'altra direttiva del discorso di Cattani riguarda, infatti, la competizione sullo scenario mondiale: «La farmaceutica si muove su logiche globali e grazie a esse è stato possibile in pochi mesi produrre vaccini anti Covid per miliardi di persone, così come lavorare incessantemente per brevettare trattamenti per la cronicità, le malattie rare e le altre patologie a forte impatto sociale». Ma ora queste filiere globali, strategiche per la stessa sicurezza degli Stati, sono in bilico: «Le conseguenze del conflitto in corso in Ucraina sono già molto pesanti in Italia: si fanno sentire in termini di difficoltà di approvvigionamento di materie prime e di rincari dei costi energetici, che le nostre imprese non possono scaricare sui prezzi, in quanto si tratta di prezzi concordati con la controparte pubblica».
Il timore è che questo circolo virtuoso che ha fatto della farmaceutica un elemento trainante dell'economia nazionale non sia in grado di reggere la competizione. Non soltanto con il colosso americano, leader mondiale in termini di ricerca e produzione, o con una Cina dichiaratamente alla ricerca di una assoluta indipendenza produttiva, dalle materie prime alla brevettazione e all'immissione sul mercato dei farmaci. «La competizione è sempre più forte anche tra Paesi europei e quelli che più sono rapidi nell'affrontare il cambiamenti ne trarranno i maggiori benefici».

Quali sono le zavorre da rimuovere? Cattani lo ribadisce: i tetti di spesa per la farmaceutica territoriale, quella logica dei silos tipica degli ultimi decenni, che nulla ha a che fare con le esigenze di salute della popolazione. «Servono finanziamenti adeguati e una amministrazione pubblica all'altezza, non una burocrazia fatta di regole obsolete e complesse, che risaltano in negativo di fronte all'efficienza di altri Paesi. E poi va rafforzata la sinergia dell'industria con Aifa, Agenas e Istituto superiore di sanità. L'operato dell'Agenzia del farmaco va sostenuto con finanziamenti adeguati se si vuole lavorare anche sulla tempestività nell'immissione in commercio dei medicinali. Farmindustria, da parte sua, ha rinnovato in tempi record il contratto collettivo dei lavoratori del comparto e si impegna a incrementare gli investimenti al sud. Ma senza adeguate risorse la competitività del sistema salute è destinata a naufragare: è vero che con la pandemia gli investimenti in sanità stanno aumentando ma persiste un certo sottofinanziamento rispetto ai Paesi leader in Europa»

Speranza: un grande patto per il Paese

«Le risorse investite in passato non erano adeguate alle esigenze del Paese, il Ssn resta un punto di forza ma è stato sottofinanziato nel decennio pre pandemia, quando si stanziava in media un miliardo in più all'anno. Il cammino inverso è già cominciato: nelle tre ultime leggi di bilancio abbiamo stanziato 124 miliardi di euro per la sanità pubblica, cui vanno aggiunti i 209 miliardi di risorse straordinarie previste nel Pnrr». Il ministro della Salute Roberto Speranza sembra raccogliere l'appello di Cattani, condivide la necessità di porre fine una volta per tutte ai capitoli di spesa "a silos" come a procedure incomprensibili all'estero come quella del payback. La sfida per l'immediato futuro è duplice: «Dopo due anni difficilissimi di emergenza sanitaria, che per inciso non è ancora finita, dobbiamo affrontare la sfida delle risorse, strettamente connessa a quella delle riforme. Per questo serve un grande patto tra tutte le componenti della filiera della salute: bisogna fare le riforme a tutti i livelli, avendo anche il coraggio di toccare alcuni privilegi corporativi. La riforma più importante è quella sul modello di definizione della spesa sanitaria, figlio di un tempo che non c'è più, quello di inizio millennio. Vent'anni dopo, tetti di spesa, silos, payback sono da mettere da parte: costruiamo un modello basato sui fabbisogni della popolazione, non su cifre scritte a tavolino». E coglie un'altra sollecitazione di Farmindustria: il Ministero sta lavorando per rendere più rapido l'ingresso sul mercato dei farmaci.

In apertura dell'assemblea il ministro allo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti aveva teso la mano a Farmindustria promettendo di avviare «una riflessione globale per rivedere le questioni aperte dei prezzi, degli investimenti e della sostenibilità del comparto, attraverso due canali principali: il sostegno pubblico agli investimenti dell'industria e la riprogettazione normativa del sistema». Rivendicando intanto al suo ministero e al Mef il provvedimento che prolunga il credito di imposta per le aziende impegnate nella ricerca farmaceutica.

Giuseppe Tandoi


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