Politica e Sanità

giu212021

Green pass, la rabbia dei medici di famiglia: non siamo stampanti

«Siamo medici, non stampanti». I sindacati dei medici di famiglia si scagliano contro la possibilità per il cittadino di recarsi di persona dal proprio medico per farsi stampare il certificato verde. «Non accetteremo una visione della medicina generale di carattere 'impiegatizio', una medicina generale che si vorrebbe costringere a sottrarre altro tempo all'assistenza dei pazienti per adempiere a funzioni amministrative che nulla hanno a che fare con la pratica medica». Silvestro Scotti, segretario generale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), è fermo nello stigmatizzare «la scelta del Governo, e soprattutto di qualche funzionario governativo - si legge in una nota - che comprime ancor più il diritto alla salute dei cittadini, riversando sui medici di medicina generale l'onere di stampare copie cartacee dei Green pass Covid».

«Un compito che mortifica la professionalità di un medico - protesta Scotti - ma che soprattutto andrebbe a gravare un'attività di studio già molto complessa per la gestione ordinaria del virus e la necessaria presa in carico delle cronicità che, forse qualcuno lo dimentica, è determinante in termini di salute». «Come si può immaginare - chiede il segretario - in un momento nel quale la medicina generale sta cercando di sostenere enormi carichi legati all'assistenza ordinaria, alle vaccinazioni, alla gestione dei pazienti Covid e post Covid, e soprattutto al recupero della prevenzione primaria e secondaria delle cronicità, di demandare al medico di famiglia un compito di questo tipo che sarebbe ben più opportuno venisse svolto altrove e da altre figure? È evidente che i funzionari che avrebbero il compito di suggerire alla politica soluzioni a questi problemi non conoscono neanche i concetti di base legati alla responsabilità connessa alla funzione medica, nonché la distinzione tra questa e tra una funzione amministrativa». I medici di famiglia lamentano anche la mancanza di un confronto. «Se vi fosse stato un dialogo - ragiona Scotti - avremmo almeno potuto spiegare che un compito simile non può essere demandato neanche a un collaboratore di studio, ove presente, perché questo costringerebbe il medico a un abuso, cedendo le proprie password del sistema prescrittivo e certificativo. E le stesse password servono per produrre le prescrizioni e le certificazioni, tipici atti collegati alla funzione medica. Sono quindi credenziali che il medico non può cedere perché commetterebbe un illecito penalmente rilevante».
La segreteria nazionale Fimmg si rivolge direttamente al premier: «Al presidente Mario Draghi chiediamo come si possa da un lato demandare compiti che valorizzano la massima professionalità ai medici di medicina generale, considerandoli, a nostro avviso finalmente, responsabili e portatori di ruolo verso l'orientamento del cittadino/paziente sul mix vaccinale dopo il pasticcio AstraZeneca, creato dagli stessi esperti che oggi suggeriscono forse la soluzione del coinvolgimento nel Green pass dei medici di famiglia; mentre dall'altro li si vuole costringere a occupare la gran parte del tempo a fare fotocopie e facendoli apparire ai cittadini dei meri impiegati».

La denuncia alla decisone del governo arriva anche da Francesco Esposito, segretario nazionale di Federazione italiana sindacale medici uniti-Fismu (affiliata Cisl Medici) che attacca: «Basta con le imposizioni dall'alto, il ministro Speranza e il governo hanno preso la pessima abitudine di imporre nuovi compiti impropri ai medici di medicina generale tramite decreto, i famigerati dpcm. Ora è il turno della cosiddetta 'Green card'». «Arriva questo decreto, senza alcun dialogo, nessun confronto: un gesto autoritario e senza senso che aumenta la rabbia e il disagio della categoria. Un'ulteriore tegola sul già duro lavoro dei medici di famiglia, marginalizzati e trattati come burocrati. Tempo sottratto alla vera missione dei camici bianchi: curare e prendersi cura delle persone, non fare le stampate di un certificato, anzi di 1000 certificati, attività che può fare tranquillamente un impiegato di un'Asl. Chiediamo al ministro Speranza che si apra subito il tavolo di trattative con Sisac e Regioni, serve un accordo nazionale complessivo, non decreto e imposizioni». Un secco diniego arriva anche dallo Snami, «non siamo né uno stampificio/tipografia né tantomeno un caf. Allucinante come si continui a pensare ad una medicina generale che possa impegnarsi in ulteriori compiti e mansioni come se la singola giornata lavorativa fosse di 48 ore continuative. Si conferma la tesi Snami, non di oggi, che non abbiano lontana idea di quale sia l'impegno quotidiano di un Medico che assiste i suoi pazienti», ha dichiarato Salvatore Santacroce, tesoriere nazionale Snami.
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