Politica e Sanità

lug212021

Green pass, nodi da sciogliere e proposte sul tavolo in attesa del nuovo decreto. Intanto aumentano contagi

Dalla proroga dello stato d'emergenza fino al 31 dicembre, ai nuovi parametri e criteri per l'assegnazione dei colori con relative regole più restrittive, al green pass. Questi i principali nodi che il governo affronterà nel prossimo Consiglio dei ministri mentre i contagi da coronavirus continuano a crescere. La proposta delle Regioni è quella di restare in zona bianca se l'occupazione delle terapie intensive non supera il 20% dei posti letto a disposizione e se quella dei reparti ordinari non supera il 30%.

«Si tratta - ha riferito il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga - di proposte che facciamo al Governo, in un'ottica di collaborazione istituzionale, anche alla luce dell'attuale contesto epidemiologico, caratterizzato da un aumento dell'incidenza ma da una bassa occupazione dei posti letto ospedalieri, e dalla progressione intensa della campagna vaccinale». Un punto di caduta ancora non si è trovato, anche per questo motivo ci dovrebbe essere prima un confronto tra esecutivo e Regioni nella conferenza unificata, a seguire dovrebbe riunirsi la cabina di regia e poi il Cdm. La proposta arrivata da Confindustria sul Green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro è stata prontamente bocciata dal presidente della Camera, Roberto Fico, «non mi trovo d'accordo». «Mi pare sui generis l'idea che uno per andare a lavorare deve esibire il green pass. Ci sono altri modi. Non voglio forzature. Se diciamo che il vaccino è obbligatorio è una questione. Ma se non si è arrivati all'obbligatorietà e c'è un obbligo indiretto determinato dall'obbligo di green pass per fare determinate cose, allora il dibattito deve essere chiaro all'interno del governo e del Parlamento», sostiene ancora Fico. Dicendo di non credere «alla strada dei risarcimenti» auspicata a carico dei non vaccinati. Fico aggiunge: «Io ho fatto le due dosi di vaccino. I vaccini sono una strada assoluta dalla pandemia ed è molto importante poter essere il più vicino possibile ai cittadini con l'informazione. La strada penso che sia questa e pian piano sta funzionando: la campagna vaccinale sta andando bene. Ma in un momento difficile per il Paese le forzature sono uno sbaglio», conclude.
I presidi, inoltre, chiedono l'obbligo del vaccino per i professori: «Bisogna andare oltre le ipotesi sul green pass a scuola. Per riaprire gli istituti in presenza e in totale sicurezza serve l'obbligo del vaccino per il personale scolastico. In questo modo non bisognerebbe applicare il distanziamento, che necessita invece della disponibilità di spazi». L'Associazione Nazionale Presidi spiega che la prossima settimana ci sarà un incontro con il ministro Bianchi, «riferiremo anche a lui le nostre posizioni sul vaccino ai professori».

Altra proposta arriva dal sottosegretario alla Salute Andrea Costa, «le persone guarite da Covid-19 potranno effettuare una unica dose di vaccino entro 12 mesi dal primo tampone positivo dopo la malattia». Si estendono così i tempi della normativa attuale, che prevede un'unica dose vaccinale entro 6 mesi dalla guarigione. Ciò, ha precisato, «sulla base delle nuove evidenze scientifiche» relative alla durata della immunità. Un provvedimento in merito, ha annunciato Costa, «verrà adottato in tempi brevi, già probabilmente entro questa settimana». Intanto, l'incidenza nel Lazio dei casi positivi ogni 100mila abitanti nella fascia di popolazione over 50 «rappresenta meno del 5% ed è più bassa di almeno 10 volte l'incidenza complessiva. Questo significa che il virus sta circolando soprattutto tra i giovani ed è indispensabile che si vaccinino, per due motivi: contribuire a ridurre la diffusione e raggiungere l'obiettivo dell'immunità di gregge che significa la messa in sicurezza dell'intera comunità». Lo sottolinea l'Unità di crisi della Regione Lazio in una nota. «Oggi arriviamo a 6,4 milioni di somministrazioni di vaccino e registriamo 0 decessi a testimonianza che la vaccinazione riduce le complicazioni», conclude l'Unità di crisi.
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