Politica e Sanità

lug192021

Rapporto Crea sanità, cambiano gli indici ma non le Regioni arretrate. «Con il Pnrr bisogna cambiare marcia»

«Da anni la valutazione delle performance offre più o meno la stessa classifica delle regioni, le virtuose sono sempre le stesse, le altre pure, ma quest'anno affiorano due criticità nel rapporto Crea Sanità, la regione migliore totalizza 61 punti su 100, la peggiore 21, un "due", che a scuola non faceva certo piacere. Significa che siamo sempre più lontani dal rispetto dei parametri che esperti di sanità hanno individuato come ottimali per misurare i sistemi sanitari regionali. Un riequilibrio si può ottenere solo con un intervento legislativo». Le parole di Giovanni Monchiero ex senatore e docente di management all'università di Torino ben si prestano ad introdurre il 9° Rapporto sulle Performance regionali del Centro per la Ricerca economica applicata in sanità fondato da Federico Spandonaro.

Lo studio dà il voto alle opportunità di tutela presenti in ciascuna regione sulla base di indicatori scelti da un panel di 124 esperti (30 più dello scorso anno) divisi in cinque categorie: istituzioni, utenti, industria, professioni sanitarie e management. Quest'anno arriva dopo due anni di pandemia da Covid-19. La sua peculiarità è che, anziché analizzare quanto le Regioni corrispondano ad obiettivi di piano previsti da leggi, misura con indicatori di performance quanto ogni regione si avvicini ad un ipotetico "ideale" nel soddisfare cinque dimensioni: sociale, esiti, appropriatezza, innovazione e spesa. Per ciascuna dimensione sono stati scelti tre indicatori: nel sociale la quota di famiglie con disagio economico per via dei consumi sanitari, quella delle persone che hanno difficoltà a curarsi e di malati oncologici che devono curarsi fuori regione; negli esiti l'attesa di vita in buona salute, la mortalità evitabile espressa in giorni di vita perduti standardizzati pro capite e la mortalità per infarto miocardico a 30 giorni dal ricovero; nell'appropriatezza la quota di infartuati trattati con angioplastica coronarica entro 2 giorni, il tasso di accesso in Pronto soccorso di codici verdi e bianchi nei giorni feriali quando è attivo il medico di famiglia, e la quota di ricoveri a Medicina oltre soglia tra over 75; nell'innovazione la percentuale di interventi mini-invasivi, di dimessi vivi non a domicilio e di assistiti che hanno attivato il fascicolo sanitario online; sul versante economico, la spesa totale, il rapporto tra spesa e Pil e, sempre pro-capite, il disavanzo. Rispetto a un anno fa sono cambiati 6 indicatori su 15, indicatori eterogenei come la mortalità per Ima e il disavanzo procapite hanno sostituito altri "storici" come customer satisfaction e quota di consumi sanitari privati.
Mettendo in ascissa i valori di misura degli indicatori suddivisi in otto unità e in ordinata il contributo alla performance percepito in una scala tra 0 ed 1, si osserva come gli indicatori sociali migliorino al crescere dei livelli di performance; ma in temi come la rinuncia alle cure gli utenti sono molto più esigenti delle altre categorie e si considerano "soddisfatti" per appena il 15% allo stesso valore, intermedio, in cui i rappresentanti delle istituzioni affermano di esserlo al 60%. In pratica, una rinuncia alle cure endemica per la gente apre alla bocciatura di una sanità regionale. Altrettanto dura la presa di posizione del cittadino negli esiti rispetto alla mortalità evitabile, mentre i rappresentanti dell'industria tollerano meno medio-bassi livelli di attesa di vita in buona salute. In tema di innovazione, sul fascicolo sanitario, le Istituzioni sembrano soddisfatte dei livelli di diffusione ma gli utenti rispetto a quegli stessi livelli non sono contenti. In tema di spesa, i rappresentanti delle istituzioni sono più indulgenti degli altri rispetto ai piccoli disavanzi. Secondo i punteggi attribuiti dal panel, spiega Daniela D'Angela presidente Crea, la dimensione sociale pesa sugli indicatori per un 32,1%, (in particolare per gli interlocutori istituzionali), gli esiti per un 31,9, la spesa per un 14,4%, l'appropriatezza per un 12,2 e l'innovazione per il 9,4%. Continua a diminuire il peso della dimensione economica, scesa di 26 punti percentuali rispetto alle prime edizioni. I dati vengono poi applicati alle regioni producendo un indice sintetico che rapporta il complesso delle loro performance rispetto all'insieme delle cinque dimensioni: fatto cento l'"ideale", 61 è lo score della meglio piazzata, la provincia di Bolzano, e 21 quella della peggiore, la Calabria. Le regioni si dividono in tre gruppi: le "brave" con Trento, Bolzano, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto che hanno accumulato tra 48 e 61 punti percentuali sul "benchmark"; i "medio-bravi" (Friuli VG, Liguria, Piemonte, Lazio, Umbria, Marche) tra 41 e 46 punti; il Sud tra 28 e 40 punti; infine, la Calabria con appena 21 punti. Anche se ve n'era occasione, non si è considerato il peso dell'emergenza Covid nel produrre la performance regionale, «gli indicatori proposti non hanno riscosso successo perché non indicativi di una performance».

Il prossimo anno il panel valuterà anche come sono stati usati i primi miliardi del Recovery per la sanità, servendosi con ogni probabilità di un sesto indicatore capace di indicare resilienza e flessibilità dei sistemi sanitari. Silvio Brusaferro direttore dell'Istituto superiore di Sanità, riprendendo alcune osservazioni della senatrice Fabiola Bologna sulla necessità di colmare le carenze di medici sul territorio, auspica indicatori che misurino la capacità dei sistemi sanitari di crescere attraverso il lavoro di équipe, nonché di fare prevenzione rallentando la progressione delle patologie croniche. Altro importante capitolo che potrebbe far alzare l'asticella delle richieste alle sanità regionali è l'integrazione con il sociale, rappresentato dai comuni: per la prima volta il panel ospita 3 sindaci insieme a politici nazionali e regionali. Due primi cittadini ospiti - Francavilla Fontana e Legnano - chiedono che i centri piccoli e grandi possano avere voce nelle politiche decisionali. Indicativa l'esperienza del sindaco di Legnano Lorenzo Radice. «Abbiamo messo in rete otto residenze sanitarie, 600 letti, che prima comunicavano solo con l'Asl, grazie a una chat su whatsapp, così da contribuire nell'indirizzare gli anziani a percorsi dedicati e valutare insieme alcune priorità. Ma ora servono strumenti più istituzionali come una cartella evoluta, e la possibilità di leggere questa cartella nelle case della comunità».
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