Politica e Sanità

mag102021

Recovery Plan, scettici gli italiani ma per gli esperti è una grande opportunità. Il sondaggio

Se gli italiani sono scettici su come il governo riuscirà ad utilizzare i fondi europei per il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, i manager, cioè chi conosce problemi e risvolti della gestione degli investimenti, sono fiduciosi. Il sondaggio Radar SWG evidenzia un 59% di intervistati pessimisti: temono che corruzione e burocrazia facciano volatilizzare le risorse da Bruxelles e rallentino le missioni. Ma gli scettici crollano al 26% in chi ha esperienze gestionali, tra pubblico e privato. L'esile 18% di italiani ottimisti sul Recovery Plan, tra i manager diventa un 71%. Peraltro, pure gli intervistati più scettici, dovendo scegliere un settore da finanziare, pensano alla sanità: su di essa si appuntano gli auspici del 50%, seguita a distanza da Pubblica amministrazione (42% delle preferenze), scuola (38%), riduzione del divario Nord Sud (ci crede un 27% che sale al 46% al Sud), riduzione della povertà nel paese (20% di preferenze che sale al 26% tra i giovani under 24). Il "green" con il 19% è tema di minor presa per ora: chiamati ad indicare la missione - delle sei - sulla cui realizzazione più confidano, gli intervistati mettono al secondo posto la Salute (59% di consensi) dietro la digitalizzazione (64%) e subito prima della transizione ambientale (52%).

Il progresso in sanità è insieme auspicato e reputato raggiungibile, in primo luogo dai manager. «L'ottimismo del manager è diverso da quello dell'opinione pubblica», dice Francesco Ripa di Meana presidente della Federazione delle Aziende sanitarie ed ospedaliere e rappresentante del mondo del management in sanità. «È l'ottimismo di chi è chiamato a rimboccarsi le maniche e sa di essere in condizione di farlo. In un anno e mezzo di pandemia, pur non salendo alla ribalta mediatica, abbiamo dimostrato di saper fare. Abbiamo "smontato" e "rimontato" ospedali, in tre mesi abbiamo raggiunto obiettivi che mai ci saremmo attesi in cinque anni. Certo, senza l'aiuto dei professionisti sanitari poco avremmo potuto, ma oggi siamo coscienti che di fronte alla richiesta di fare qualcosa ci siamo stati e siamo stati capaci di fare». I fondi del Next Generation EU rappresentano «una grandissima occasione manageriale, come un Piano Marshall. Nulla a che vedere con i programmi comunitari che si rinnovano periodicamente; al contrario, si tratta di un progetto unico da realizzare entro il 2026, pena dove restituire i soldi assegnati. È comprensibile che l'opinione pubblica sia abituata a fallimenti delle politiche poliennali e disorientata da conflitti spesso futili tra istituzioni e nel dibattito sui media e dettati da opportunismi, ideologie, ma qui siamo di fronte a qualcosa di nuovo, che se solo le cose andassero "benino" trasformerà del tutto l'Italia. Per noi manager è la grande occasione per portare a casa la progettualità costruita in questi anni e in passato arenatasi in progetti di basso livello e in prove di "non capacità". La pandemia ha di fatto imposto a questa "non capacità" di farsi da parte. In poche settimane, in tutta Italia, abbiamo dovuto trasformare ospedali da no Covid a Covid, quindi concretizzare un piano vaccinale. Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza va realizzato e noi usciamo da un anno e mezzo in cui abbiamo dimostrato di saper realizzare progetti».

Nell'indagine, anche chi non si fida delle capacità del governo, se chiamato a indicare su quale missione del PNRR si aspetta più risultati indica la sanità. «È il frutto del lavoro svolto non solo dai Direttori generali ma dal middle management del Ssn. Da una parte il nostro è il settore più presente nei talk show, quello dove nel tempo si sono potuti dimostrare gli oggettivi cambiamenti avvenuti; la sanità ha dato la sensazione di essere punta di diamante del cambiamento. Dall'altro abbiamo fatto passi avanti, ad esempio abbiamo comprato meglio in tempi ridottissimi. Nel Lazio una gara per apparecchi di Tc, Rm acceleratori con fondi Ue si è conclusa in un quarto dei tempi occorrenti 5 anni fa. Queste cose si risanno e i sondaggi ci riconoscono una capacità di cambiamento. È però un rischio che sui media spicchi solo la sanità, Nel PNRR - molto più orientato, anziché a dire "cosa fare" a dire "come fare" - ci sono missioni altrettanto importanti come le transizioni "green" e digitale, e c'è molta sanità anche in altri capitoli. A luglio dovremo iniziare a costruire, a partire dalle riforme legislative su Pa, semplificazione e giustizia. L'Europa ce le chiede e questo non deve essere il momento delle recriminazioni e dei ritardi; il paese non può più porsi il problema di giudicare la sua classe dirigente ma deve porsi l'obiettivo di ricostituirla, e le risposte nel sondaggio, anche le più disincantate, ci richiamano alla concretezza: di fronte a una chance irripetibile siamo chiamati a spostarci da un dibattito ideologico sterile su temi che poco hanno a che fare con la vita dei cittadini alla possibilità di trasformare i sistemi, come la sanità, da cima a fondo, in motivi di speranza».
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