Politica e Sanità

lug222021

Scuole, Governo diviso su obbligo vaccino per i docenti. Biasci (Fimp): pediatri decisivi per convincere studenti e genitori

Come i medici di famiglia, anche i pediatri del territorio attendono un più massiccio coinvolgimento nella campagna vaccinale anti-Covid. Mentre - complice la pausa estiva - si allentano le consegne di vaccini in molte realtà, anche negli hub, il governo affronta il nodo della ripresa delle scuole. Vaccino obbligatorio o no in vista di settembre? Su 200 mila tra docenti e personale scolastico non ancora immunizzati (il 15% della forza lavoro totale) il governo starebbe per prendere una decisione.

Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, ha ribadito che è sconsigliabile far stare a contatto con gli alunni chi non si vaccina. I partiti si spaccano con il Pd favorevole all'obbligo e la Lega no, il governo media, alcuni governatori temono il ritorno alla didattica a distanza: un insuccesso formativo, come hanno dimostrato le prove Invalsi. Per gli studenti si levano solo singole voci in favore dell'obbligo, ma fino a 12 anni i dati sull'efficacia della copertura sarebbero incompleti; dai 12 anni in su le statistiche suggeriscono di vaccinare. E un documento della Società italiana di pediatria di giugno raccomanda la vaccinazione, riportando di 15 decessi nel nostro Paese tra 10 e 19 anni e 11 sotto i 10 anni. Le spaccature in corso tra i partiti talora ci sono dentro le stesse famiglie tra genitori.
E i pediatri del territorio, chiamati a fare counseling, mediare, vaccinare, che ne pensano? «Abbiamo sottolineato varie volte come a nostro avviso la vaccinazione a tappeto sarebbe l'arma definitiva. Per bloccare la circolazione del virus, l'ideale sarebbe che tutti gli italiani si vaccinassero indipendentemente dalla categoria professionale. Sugli insegnanti ci auguriamo che progressivamente tutti o una maggioranza la pensino così e si vaccinino entro settembre», sottolinea il presidente Fimp Paolo Biasci. E gli studenti tra 12 e 16 anni (l'età entro la quale è il pediatra il medico di riferimento ndr)? «Sono una fascia d'età dove l'uso del vaccino è autorizzato e noi siamo dell'idea che il ritorno a scuola debba essere vero, non a distanza com'è stato nel precedente anno scolastico. Al di là del rischio di contagi in famiglia per chi non si vaccina, molti adolescenti hanno evidenziato problemi oggettivi per il crollo dei contatti sociali in tempo di chiusure forzate e Dad: come potremmo non fare di tutto per convincere i giovani a vaccinarsi?» «Purtroppo - aggiunge Biasci - pur avendo firmato a metà marzo un protocollo per vaccinare gli adolescenti, constatiamo come le Regioni, chi più chi meno, si siano prese del tempo per organizzare la partenza delle sedute nei nostri studi e il coinvolgimento della nostra categoria. Fin qui i dati dicono che tra gli adolescenti ha ricevuto almeno la prima dose il 25%; ma per la vaccinazione completa serve il richiamo, e bisogna lavorare anche sulla restante parte della fascia d'età. Mi auguro che quanto prima ci vengano consegnate le dosi per iniziare questa campagna».

Nel frattempo, sottolinea Biasci, i pediatri di libera scelta stanno attuando un'opera di counseling verso le famiglie. «Molti genitori ci chiedono se possiamo vaccinare, e spesso purtroppo dobbiamo rispondere che ancora non siamo in condizione. Il nostro ruolo - afferma Biasci - è importante quando ci sono indecisioni se vaccinare o no - e questo può succedere anche per i vaccini del calendario vaccinale - o quando le posizioni dei due genitori sono differenti. Non si tratta di casi rari; e di fronte a simili situazioni è importante l'opinione del ragazzo; l'adolescente è già in grado di esprimere una sua volontà di cui dobbiamo tenere conto, approfondendo eventuali diffidenze sia con lui sia eventualmente con il genitore meno propenso alla vaccinazione. Il fatto di essere medici di fiducia, di essere stati scelti, in questo caso ci avvantaggia rispetto a che se fossimo dei camici che non conoscono il ragazzo né la famiglia. Anche l'età ha un ruolo importante in questo counseling, c'è differenza d'autonomia tra un 12-13 enne e un 16-17 enne. Ma in molti casi c'è differenza d'autonomia anche tra adolescenti della stessa età. Ancora una volta, conoscere il proprio assistito ci aiuta a concordare scelte coerenti con piccoli e grandi».

Mauro Miserendino
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