Politica e Sanità

lug212021

Vaccini Covid, ancora al palo negli studi dei medici di famiglia. Ecco il quadro allarmante

A sette mesi dall'accordo nazionale che ha consentito ai medici di famiglia di vaccinare nei loro studi il presidente degli ordini Filippo Anelli denuncia come la modalità "mista" - inoculazioni sia nei centri vaccinali Hub sia in studio - non stia funzionando. In molte regioni i Mmg non stanno vaccinando più o stanno effettuando solo richiami, eppure potrebbero recuperare gran parte dei 2,5 milioni di over-65 non ancora vaccinati e più esposti di altre fasce d'età alle conseguenze delle varianti del Covid. Per Anelli la categoria è pronta ad essere protagonista ma va coinvolta al pari degli hub e deve avere forniture costanti, in via prioritaria. Inoltre, andrebbe aggregato del personale. Anelli parla mentre la campagna rallenta un po'. E se forse qualche assenza in più negli hub si giustifica con il richiamo a Ferragosto quando ogni italiano è (o sogna di essere) in vacanza, le mancate consegne negli studi Mmg sono un dato oggettivo ed ubiquitario.

Anche in Toscana, dove la sintonia tra medici e regione è massima, e i medici vaccinano in studi ed hub. «Siamo con il Veneto la regione dove la campagna è decollata grazie alla nostra categoria», dice il segretario Fimmg toscano Alessio Nastruzzi. «Prima abbiamo vaccinato gli over 80 ottenendo dall' 80 al 100% di adesioni, poi abbiamo fatto un ulteriore accordo per vaccinare gli assistiti fra 60 e 79 anni con Johnson & Johnson e gli under 60 con Pfizer. Al momento però siamo fermi perché non ci sono consegne; probabilmente ripartiremo a metà agosto». Scendiamo al Sud, in Sicilia, regione ultima nelle graduatorie vaccinali in tutte le fasce d'età. «Più che consegne con il contagocce noi vediamo disinteresse della regione e di alcune aziende nel fornire vaccino di prossimità. Non siamo mai stati messi nella condizione di vaccinare, attività per la quale ci eravamo resi disponibili. Le dosi sono state in genere indirizzate agli hub, a noi inizialmente sono arrivate con il contagocce, poi si è arenato tutto», dice Luigi Tramonte segretario Fimmg Continuità assistenziale Sicilia. «E dire che vaccinare negli hub costa 10 volte di più che le sedute negli studi della medicina generale. Siamo arrivati al punto che le vaccinazioni sono state affidate ai medici delle Usca, che dovrebbero essere 1 ogni 50 mila abitanti e invece in Sicilia sono 1 ogni 25 mila per nota assessorile e a Palermo 1 ogni 12.500 residenti. Abbiamo cioè 322 medici che dovrebbero assistere i malati Covid a casa contro un fabbisogno di 92, e dunque fanno altri lavori, tamponi, vaccini negli hub, sostituzioni in guardia medica e turistica pagate 40 euro/ora, il doppio di quanto costa un medico di continuità assistenziale. In molti distretti da tempo la continuità assistenziale è sotto organico e si persevera con misure antieconomiche». Qualcuno ha detto che gli hub consentono a fine giornata una rendicontazione alla lira delle dosi consegnate e di quelle iniettate, nella medicina generale magari è meno semplice. «Ma non è vero, a fine giornata carichiamo i dati nella piattaforma regionale, puntuali, e lo stesso generale Figliuolo ha dato linee guida alle regioni per coinvolgerci, il fatto è che malgrado audizioni in Assemblea Regionale e prese di posizioni la campagna vaccinale in Sicilia fin qui non ha coinvolto la medicina generale».
Torniamo al Nord. In Piemonte il segretario Snami Mauro Grosso Ciponte è fresco reduce dall'accordo con la Regione, firmato anche da Smi e Fimmg, per convincere gli assistiti over 60 a vaccinarsi. «Al momento i medici di famiglia qui vaccinano per lo più negli hub, la linea Snami è che vaccinare in studio si può solo quando ci sono i requisiti per farlo, altrimenti siamo a disposizione per gli hub; le sedute procedono anche se c'è un buco nella fascia 60-69 anni che ha spinto l'Assessore al nuovo accordo. Sulle consegne - conclude Grosso Ciponte - mi si riferisce in questa fase qualche piccola difficoltà». Concludiamo con la Lombardia, dove ogni Asl ha di fatto intrapreso un percorso diverso dall'altra; a Pavia i medici di famiglia hanno vaccinato fino a metà primavera in studi attrezzati, poi lo stop. «A metà gennaio, di fronte alla disorganizzazione del sistema, come comitato aziendale abbiamo proposto alla direttrice generale Ats di vaccinare tutti i colleghi del territorio e delle Usca con le nostre medicine di gruppo, un'idea iniziale Fimmg sposata dalle altre sigle; cinque medicine di gruppo hanno vaccinato 600 persone in 3 settimane», dice il segretario Fimmg Pv Giorgio Monti. «Siccome Pfizer era maneggevole e ci eravamo ben organizzati, noi sindacati compatti ci siamo proposti per gli over 80 e in un mese e mezzo fino alla terza decade di aprile abbiamo vaccinato 20 mila assistiti, la metà dei componenti la fascia d'età, prima provincia a partire, ed unica fino ad allora. Ma un'altra metà della categoria non vaccinava e i pazienti chiedevano tutti la stessa opportunità. L'estensione avrebbe richiesto un apparato organizzativo messo a disposizione dall'Ats, e proprio mentre la Regione dichiarava di scommettere sui grandi hub. Morale: non abbiamo potuto proseguire a vaccinare negli studi. Alcuni colleghi continuano a farlo negli hub, ma una sperimentazione che poteva far crescere le sinergie tra studi ed Ats si è chiusa; in altre parti della regione, Monza Brianza, Bergamo, Varese, se ne sono aperte di nuove».

E oggi? «Siamo disponibili a rientrare ma stavolta abbiamo quesiti precisi: quanti vaccini ci consegnerebbero, chi li consegnerebbe, come, e in che modalità dovremmo lavorare: un conto è fare campagne su popolazioni limitate per 2-3 settimane, altro è l'impegno di - poniamo - due mesi su fasce ampie, che richiede personale e quindi remunerazione superiore agli attuali euro 6,16 a inoculazione. Inoltre, i comuni dovrebbero poter organizzare piccoli hub estendendo la chance di vaccinare ai Mmg impossibilitati a farlo nei propri studi e dotando palestre o altri spazi di personale. Non è più ammesso improvvisare. Se davvero in prospettiva i grossi hub chiuderanno e gli ospedali si riprenderanno il personale, ci si dovrà ricordare che in quest'anno e mezzo la medicina generale è cambiata, ha ereditato non solo i pazienti no-Covid e i cronici lasciati a piedi da alcune strutture ospedaliere ma anche attività Ats che di fatto i distretti non esercitano più, le prescrizioni di ausili e device per categorie di disabili, e tanta burocrazia che oggi, in assenza di alternative, affrontiamo con mille sacrifici sapendo che la gente non ha altri riferimenti».

Mauro Miserendino
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