Politica e Sanità

mar42021

Vaccino Covid, Ferro (Siti): Unica dose iniziale ad anziani per ridurre ospedalizzazioni e decessi

Le dosi di vaccino contro il Sar-Cov2 sono poche e bisogna quindi trovare il modo per utilizzarle al meglio. «Chi ha già avuto un'infezione da Covid-19 deve fare una sola dose e non due» e «va presa in considerazione la possibilità di utilizzare un'unica dose iniziale per coprire i soggetti tra i 65 e i 79 anni perché questo permetterebbe di ridurre le ospedalizzazioni e anche i decessi». Queste le soluzioni per portare avanti una campagna vaccinale di massa molto complessa come quella che stiamo affrontando, secondo Antonio Ferro, presidente Siti (Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica) e direttore sanitario e responsabile del Dipartimento di prevenzione dell'azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento. In una videointervista a Doctor33 l'esperto spiega che in questo modo si «potrebbero risparmiare tra le 2 e le 3 milioni di dosi» e che sarebbe possibile «chiudere, in particolare, quella coorte che va dai 65 anni in su che da sola fa il 70% dei ricoveri e il 95% dei morti».

Una pandemia che ha stravolto la normale erogazione dei diversi servizi sanitari, a partire dalle vaccinazioni di altra natura. Una situazione «drammatica» per Ferro che spiega come le somministrazioni per altre patologie hanno avuto «un bruschissimo calo», alcune addirittura «sono state bloccate». In particolare, «le altre vaccinazioni l'Hpv, lo Zoster negli anziani, lo pneumococco. Queste vaccinazioni dell'adulto hanno visto dei cali notevolissimi». Motivo per cui il presidente della Siti pronostica il rischio di «epidemie legate a mancate vaccinazioni. Mi riferisco in particolare a morbillo, parotite e rosolia, saranno nei prossimi tempi drammatici». Non c'è però sono un problema della mancata programmazione vaccinale, ma Ferro sottolinea la situazione «drammatica» anche delle «liste d'attesa per i soggetti con problemi oncologici o cardiovascolari, in lista per essere operati e non hanno più potuto». «È tutto il resto della sanità - osserva - che in questo momento sta soffrendo, le vaccinazioni, visto che sono il core business dei dipartimenti di prevenzione, sono quelle che necessiteranno la nostra attenzione nei prossimi mesi appena riusciremo a respirare da questa terribile pandemia».
Per arginare, quindi, queste difficoltà, Ferro auspica «in un quadro di organizzativo complessivo, un potenziamento dei dipartimenti di prevenzione che sono stati l'anima e il sostegno della campagna vaccinale in questi ultimi 30 anni con risultati straordinari su tutte le vaccinazioni sopra il 95% e livelli altissimi anche per le vaccinazioni non obbligatorie». L'esperto parla di una riorganizzazione e un investimento importante di risorse sia umane che strutturali». Auspica, inoltre, «nuovi modelli organizzativi per offrire le vaccinazioni di massa che alcuni dipartimenti di prevenzione hanno già fatto, ad esempio i drive-through vaccinali di cui si vedono le foto sui giornali in America ma - precisa - sono stati fatti anche a Belluno e a Trento e quindi abbiamo dei modelli sul campo che ti permettono di raggiungere grandi numeri di popolazione in tempi ristretti. Dobbiamo avere più modelli perché l'Italia è molto grande e molto diversa sia dal punto geografico che culturale». In conclusione, Ferro invita i colleghi a trasmettere alla popolazione «messaggi positivi», perché «c'è bisogno». «Dobbiamo avere la capacità di dare speranza alle persone con cui siamo in contatto, dobbiamo dire che il vaccino AstraZeneca è buono perché è vero, lo dicono i dati di efficacia e dobbiamo comunicare correttamente ad ognuno di loro».
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